Valerio Adami

Valerio Adami (Bologna 1935) inizia a dipingere a Venezia nell’atelier di Felice Carena nel 1945. Dopo un incontro con Oskar Kokoschka nel 1951, che segna un momento fondamentale per la sua formazione, inizia a studiare disegno con Achille Funi all’Accademia di Brera. Dopo le prime mostre del 1958, all’Institute of Contemporary Art di Londra e al Naviglio di Milano, prosegue quella vita girovaga spesso segnalata nelle sue biografie. Viaggia in Europa, soprattutto a Parigi, ed espone in alcuni dei maggiori musei del mondo, a New York (1966), in America Latina e in Oriente, incontrando artisti, musicisti, scrittori e uomini di cultura in una lunga stagione di amicizie e scambi di esperienze.

Dopo una fase iniziale dominata dall’insorgenza esistenziale (l’informale, Francis Bacon, la pittura gestuale e il tardo surrealismo), l’artista avverte la necessità di un’uscita personale ma oggettiva, sia dal residuo espressionismo del dopoguerra, sia dall’esteriorità superficiale dei linguaggi di massa. Difatti il nuovo racconto che Adami rimette in gioco dagli anni ’60, confrontandosi con l’arte pop inglese e americana, è un processo costante e graduale di traduzione e semplicazione, di decostruzione e riassemblaggio, dal mondo privato all’oggettività fenomenologica dell’immagine disegnata e dipinta. Il disegno ne è il motore generante. Nel dipinto finale la linea profila ancora il campo cromatico quasi come la struttura di piombo sulle vetrate medievali. Attraverso tale processo di congelamento, luminoso quanto malinconico, Adami sembra interrogarci sull’effettivo rapporto tra pittura e verità, realtà e linguaggio.

L’artista partecipa alle più importanti rassegne internazionali, tra cui Documenta di Kassel nel 1964 e la Biennale di Venezia nel 1968. Dal 1990 risiede a Parigi, Montecarlo e Meina, sul Lago Maggiore.

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Valerio Adami a Lucca

«Considero i miei quadri assolutamente terminati. Nascono dal disegno e questa mostra è importante perché dimostra che tutto il mio lavoro nasce dal disegno. Ho la teoria della gomma più che della matita, che è fondamentale»

«Anche i disegni sono opere compiute?»

«Sicuramente. Non sono studi. Il processo comincia quando si posa la matita sul foglio.»

Intervista a Valerio Adami tratta da «La Nazione», venerdì 23 settembre 2011.

 

La galleria Usher arte presenta "Valerio Adami a Lucca Disegni"

 

La mostra raccoglie 24 disegni di Valerio Adami realizzati con matita su carta in un periodo compreso tra il 1992 e il 2010.

 

 

«I consider my paintings completely finished. [These paintings] come from the draw and this exhibition is important because it shows that all my work comes from the drawing. I have the theory of the rubber rather than the pencil, this is fundamental»

«Even the drawings are works done?»

«Certainly. They are not studies. The process begins when you lay the pencil on the paper.»

Interview with Valerio Adami from «La Nazione», Friday, September 23, 2011.

 

The Usher arte gallery presents "Valerio Adami in Lucca Drawnings"

 

The exhibition brings together 24 drawings by Valerio Adami made with pencil on paper in a period between 1992 and 2010.

 
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SOUP

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Camilla Adami

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Antonio Possenti

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Fabio De Poli

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Concetto Pozzati

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Stadio Italia. I conflitti del calcio moderno

Qui cerchiamo di fare esattamente l’opposto, invertendo soggetto e oggetto. Questo è un libro sul calcio moderno: al centro dell’interesse sono i poteri e le istituzioni che governano il gioco, l’economia che lo ristruttura completamente, i conflitti che lo attraversano. È così una controinchiesta, una prima descrizione dei meccanismi di potere che, trasformando il calcio, trasformano ben più delle regole di un gioco. A scriverlo è innanzitutto chi negli ultimi anni ha vissuto sul campo queste grandi mutazioni, osteggiandole e cogliendole nella loro complessità. La convinzione che accomuna gli autori è che lo stadio, nell’epoca del calcio moderno, sia lo specchio delle nostre città e dell’Italia intera: lo stadio non è solo un luogo di passione e intrattenimento, ma un luogo di comprensione del mondo. Vi si dispiega in forme rivelatrici la costruzione di un laboratorio sociale ed economico inedito, capace di spingersi al di fuori dei propri confini. Potremmo considerarlo un’officina del potere.

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Presentazione alla Martelli

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Dogi Scuola

Sito in allestimento.

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